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6月15日 novecento - alessandro bariccoTutta quella città...non se ne vedeva la fine...
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
E il rumore
Su quella maledettissima scaletta... era molto bello, tutto... e io era grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c'era problema
Col mio cappello blu
Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino
Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino
Primo gradino, secondo
Non è quel vidi che mi fermò
E' quel che non vidi
Puoi capirlo, fratello?, è quel che non vidi... lo cercai ma non c'era, in tutta quella sterminata città c'era tutto tranne
C'era tutto
Ma non c'era una fine. Quel che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti infinita è la mesica che puoi fare. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi
Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita
Se quella tastiera è infinita, allora
Su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio
Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche solo le strade, ce n'era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una
A scegliere una donna
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire
Tutto quel mondo
Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce
E quanto ce n'è
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla? A viverla...
Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma duemila persone per volta. E di desideri ce n'erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano essere tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato così. La terra, quella è una nave troppo grande per me. E' un viaggio troppo lungo. E' una donna troppo bella.E' un profumo troppo forte. E' una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò. Lasciatemi tornare indietro.
Per favore.
Adesso cerca di capire, fratello. Cerca di capire, se puoi.
Tutto quel mondo negli occhi
Terribile ma bello
Troppo bello
E la paura che mi riportava indietro
La nave, di nuovo e per sempre
Piccola nave
Quel mondo negli occhi, tutte le notti, di nuovo
Fantasmi
Ci puoi morire se li lasci fare
La voglia di scendere
La paura di farlo
Diventi matto, così
Matto
Qualcosa devi farlo e io l'ho fatto
Prima l'ho immaginato
Poi l'ho fatto
Ogni giorno per anni
Dodici anni
Miliardi di momenti
Un gesto invisibile e lentissimo.
Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita.
gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio.
Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati. NOn c'entra la pazzia. E' genio, quello. E' geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi l'anima. Potevo viverli, ma non ci sono riuscito.
Allora li ho incantati.
E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto. Tutte le donne del mondo le ho incantate suonando una notte intera per una donna, una, la pelle trasparente, le mani senza un gioiello, le gambe sottili, ondeggiava la testa al suono della mia musica, senza un sorriso, senza piegare lo sguardo, mai, una notte intera, quando si alzò non fu lei che uscì dalla mia vita, furono tutte le donne del mondo. Il padre che non sarò mai l'ho incantato guardando un bambino morire, per giorni, seduto accanto a lui, senza perdere niente di quello spettacolo tremendo bellissimo, volevo essere l'ultima cosa che guardava al mondo, quando se ne andò, guardandomi negli occhi, non fu lui ad andarsene, ma tutti i figli che mai ho avuto. La terra che era la mia terra, da qualche parte del mondo, l'ho incantata sentendo cantare un uomo che veniva dal nord, e tu lo ascoltavi e vedevi, vedevi la valle, inmonti intorno, il fiume che adagio scendeva, la neve d'inverno, i lupi la notte, quando quell'uomo finì di cantare finì la mia terra, per sempre, ovunque essa sia. Gli amici che ho desiderato li ho incantati suonando per te e con te quella sera, nella faccia che avevi, negli occhi, io li ho visti, tutti, miei amici amati, quando te ne sei andato, sono venuti via con te. Ho detto addio alla meraviglia quando ho visto gli immani iceberg del mare del Nord crollare vinti dal caldo, ho detto addio ai miracoli quando ho visto ridere gli uomini che la guerra aveva fatto a pezzi, ho detto addio alla rabbia quando ho visto riempire questa nave di dinamite, ho detto addio alla musica, alla mia musica, il giorno che sono riuscito a suonarla tutta in una sola nota di un istante, e ho detto addio alla gioia, incantandola, quando ti ho visto entrare qui. Non è pazzia, fratello. Geometria. E' un lavoro di cesello. Ho disarmato l'infelicità. Ho sfilato via la mia vita dai miei desideri. Se tu potessi risalire il mio cammino, li troveresti uno dopo l'altro, incantati, immobili, fermati lì per sempre a segnare la rotta di questo viaggio strano che a nessuno ho mai raccontato se non a te
(Novecento si allontana verso le quinte)
(Si ferma, si volta)
Già me la vedo la scena, arrivato lassù, quello che cerca il mio nome nella lista e non lo trova.
"Come ha detto che si chiama?"
"Novecento"
"Nosjinskij, Notarbartolo, Novalis, Nozza..."
"E' che sono nato su una nave."
"Prego?"
"Son nato su una nave e ci sono anche morto, non so se risulta lì sopra..."
"Naufragio?"
"No. Esploso. Sei quintali e mezzo di dinamite. Bum."
"Ah. tutto bene adesso?"
"Sì, sì, benissimo... cioè... c'è solo 'sta faccenda sel braccio... si è perso un braccio... ma mi hanno assicurato..."
"Manca un braccio?"
"Sì. Sa, nell'esplosione..."
"Dovrebbero essercene un paio di là... qual'è che le manca?"
"Il sinistro."
"Ahia."
"Sarebbe?"
"Ho paura che siano due destri, sa?"
"Due bracci destri?"
"Già. Nel caso, Lei avrebbe problemi a..."
"A cosa?"
"Voglio dire, se prendesse un braccio destro..."
"Un braccio destro al posto del sinistro?"
"Sì."
"Mah... no, in linea di massima... meglio n destro che niente..."
"E' quel che penso anch'io. Aspetti un attimo, glielo vado a prendere."
"Se mai passo fra qualche giorno, le fosse arrivato un sinistro..."
"senta, ne ho uno bianco e uno negro..."
"No, no, tinta unita... niente contro i negri eh, è solo questione di..."
Sfiga. Tutt'un'eternità, in Paradiso, con due mani destre (Con voce nasale) E adesso facciamo un bel segno di croce! (Parte per farlo ma si blocca. Si guarda le mani) Non sai mai quale usare. (Esita un attimo, poi si fa un veloce segno di croce con tutte e due le mani) Tutta un'eternità, milioni di anni, a fare la figura dello scemo (si rifà il segno di croce a due mani) Un inferno. In Paradiso. C'è niente da ridere.
(Si volta, va verso le quinte, si ferma un passo prima di uscire, si gira di nuovo verso il pubblico: gli brillano gli occhi)
Certo... sai che musica però... con quelle mani, due, destre... se solo c'è un pianoforte...
(Ridiventa serio)
E' dinamite quella che hai sotto il culo, fratello.
Alzati da lì e vattene. E' finita. Questa volta è finita davvero.
(Esce)
...negli occhi della gente
si vede quello che vedranno,
non quello che hanno visto.
Così, diceva:
quello che vedranno. 引用通告此日志的引用通告 URL 是: http://lavorando.spaces.live.com/blog/cns!54F16EC60F71B563!2219.trak 引用此项的网络日志
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